Dal laboratorio di Paratodos, alle abitazioni Agec che le cooperative hanno sistemato e pagano l’affitto”

Un impegnativo lavoro di re­te avviato dall’amministrazione Tommasi e 29 persone sulle 38 ospitate al Ghibellin Fuggiasco, spazio abitativo recuperato nell’autunno del 2021 dal laboratorio autogestito Paratodos in zona Porta Vescovo, e chiuso in maggio, hanno trovato casa, ‘Tutti i lavoratori con reddito e con volontà di contribuire al costo del posto letto hanno trovato sistemazione in appartamenti da riattare di Agec e del Comune, della cooperativa Milonga e della Casa degli
immigrati.

“Voglio essere chiara; non é stata sottratta alcuna casa ai veronesi”, dice l’assessora alle politiche sociali e abitative Luisa Ceni. “Le soluzioni abitative individuate hanno riguardato persone che vivono regolarmente in Italia, che hanno un lavoro o che si trovano in condizioni di fragilità seguite dai servizi competenti. Cittadini che pagano le tasse e, ora, anche un affitto regolare”, prosegue. E spiega che un tavolo di lavoro e stato attivato all’inizio del 2023. coinvolgendo l’associazione Paratodos, le coopetative e le associazioni del terzo settore. “Il nostro obiettivo è stato quello di accompagnare le persone verso soluzioni legali e dignitose,
all’interno delle regole”, il ricollocamento delle 29 persone è stato reso possibile grazie anche alla collaborazione de La Casa per gli Immigrati, che da decenni lavo
ra per favorire l’inclusione attraverso l’abitare. Le case utilizzate erano immobili inutilizzati che Agec non sarebbe stata in grado di ristrutturare e sono stati messi a disposizlone della coop che li ha ristrutturati e li gestisce. E conclude: “Non abbiamo legittimato occupazioni, né dato casa a chi non ne aveva diritto. Abbiamo risposto a un bisogno abitativo con equilibrio, senza sgomberi, ma con il lavoro quotidiano delle istituzioni e della rete so­ciale”. E si coglie il riferimento alla diversa soluzione rispetto a quella drastica usata dal governo con il centro sociale Leoncavallo a Milano.
Come sottolinea l’assessora alla Sicurezza e alla legalità Stefania Zivelonghi, “que­sta soluzione è una strada maestra che contribuisce a raggiungere risultati che con
sentano l’avvio di percorsi di legalità”. Dei 29 assegnatari, 22 sono stati inseriti in alloggi assegnati a La Casa per gli Immigrati in quanto lavoratori in grado di compartecipare alle spese di locazione e alle utenze. Altri quattro sono stati accolti in un appartamento gestito dalla Cooperativa Milonga, un soggetto fragile è stato preso in carico da un servizio specialistico, un’altra persona fragile è stata accolta in una struttura re­sidenziale a carico dell’Amministrazione e infine un’altra persona è stata collocata temporaneamente nell’asilo notturno comunale.
Gli altri ospiti non sono stati accolti per diverse ragioni (alcuni si sono resi irreperibili altri non si sono presentati, altri ancora non erano accoglibili perché irregolari).
Dalla chiusura del Ghibellin Fuggiasco, quattro persone hanno fatto domanda allo Sportello unico per un posto in uno dei dormitori cittadi­ni e sono in lista d’attesa.
La coop Casa per gli Immigrati è la struttura del terzo settore maggiormente coinvolta. “Abbiamo ricevuto da Agec cinque alloggi da riattare, grazie a delle donazioni li abbiamo resi abitabili e arre­dati”. spiega iI presidente Renzo Fior. “Sono uno a Novaglie, uno a Quinto, due a Poiano, uno a San Michele e altre due persone sono a San Giovanni Lupatoto”.
Il presidente di Milonga, Giovanni Barin, aggiunge: “Le persone accolte so no lavoratori e partecipano alla spesa della convivenza, tranne uno che é stato inserito
nel programma Housing frst del Comune. Li stiamo accompagnando verso una collocazione più definitiva e stabile”. Un ruolo, fin dall’inizio, lo ha avuto anche la Caritas: “Dopo la visita del voscovo al Ghibellin Fuggiasco”, sottolinea don Matteo Malosto, “ci siamo attivati per accogliere da gennaio 10 ospiti, con la volontà di dar loro una sistemazione dignitosa. Ciò che emerge è la portala del problema: una vera emer­genza abitativa. Tutti dal no­stro staff al Comune, avver­tiamo l’urgenza di trovare soluzioni capaci di restituire dignità. Non solo dare un tetto, ma restituire la possibilità di costruire una vita normale-.